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Comune di Marsala

Comune di Marsala

Alla base di ogni civiltà ci sono i Diritti e i Doveri di ogni cittadino.

La Città

A spingere il visitatore verso la parte più occidentale della Sicilia sono le moltissime combinazioni della storia che formano un paesaggio incantevole, con infiniti punti di vista. Sulla punta estrema dell’isola c’è Marsala con i suoi colori giallotufo, azzurromare, rossotramonto, biancosale, verdevigneto. Dalle origini fenicie – con influenze greche, romane, arabe, normanne, sveve, angioine, spagnole – Marsala è ricca di bellezze artistiche e di contenuti unici, irripetibili.
Forte del suo carattere archeologico e ambientale, Marsala conserva testimonianze disseminate in un luogo geograficamente speciale, dove la natura si esprime nei suoi molteplici caratteri. Il patrimonio artistico che il territorio propone è ampio: chiese, grotte e santuari; ipogei, terme e strade sommerse; statue, anfore e relitti di navi; necropoli e luoghi di culto. Dalla Laguna dello Stagnone e fino al centro storico si estende un’immensa area antica – in parte recuperata, ma molta ancora sommersa – che convive con il moderno complesso urbano.
Terra leggendaria nel cuore del Mediterraneo, Marsala sorge su Capo Boeo. Da un lato la protegge Erice, dall’altro l’abbracciano Segesta e Selinunte; guarda alle vicine isole Egadi (20 minuti di navigazione, collegamenti quotidiani) e verso l’Africa (le coste tunisine sono ad appena 80 miglia). Ha nel mare una delle sue principali risorse economiche e turistiche, mentre l’agricoltura, con i suoi ottomila ettari di vigneti, alimenta l’industria del vino: oltre un milione di ettolitri l’anno di bianchi, rossi e liquorosi, tra i quali il nobile marsala. Se scorriamo brevemente la storia della Sicilia, è facile rilevare l’importanza di Marsala che affonda le radici nel IV secolo a.C. Dal mare giungono i Fenici per insediarsi nell’isola di Mozia, la perla archeologica dello Stagnone, che i Cartaginesi non riescono a difendere dall’assedio e dalla distruzione di Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa. È il 397 a.C. e i pochi sopravvissuti si spostano sul vicino promontorio di Capo Boeo, dove fondano Lilybeo.
Sotto la dominazione romana, poi, fiorisce il commercio e si sviluppano gli affari; mentre con l’arrivo dei pirati arabi – VIII secolo – la città si ribattezza col nome di Marsa Allah (Porto di Dio), secondo altri Marsa Alì, da cui l’attuale nome. Nel 1773, la storia di Marsala cammina di pari passo con quella dell’omonimo vino grazie agli Inglesi: prima John Woodhouse, poi Ingham e Whitaker, scoprono e valorizzano la più antica Doc d’Italia. Dieci anni dopo, i Florio saranno i primi italiani a commercializzare il marsala.
Con lo sbarco di Giuseppe Garibaldi – 11 maggio 1860 – questa Città inizia a scrivere una delle più belle pagine del Risorgimento che, un anno dopo, culminerà nell’Italia unita e repubblicana.
Oggi Marsala conserva ancora il suo carattere archeologico, marinaro, garibaldino. È città del vino, di fiori, sale, fragole e ceramica. Qui, colori, sapori e profumi di Sicilia si incontrano in un territorio che, tra stradine del centro storico e borgate dell’entroterra, continua a coltivare la tipica ospitalità mediterranea. Il valore dell’accoglienza è nel dna dei marsalesi.

Il centro storico

Quasi interamente recuperato,racchiuso tra vecchie mura e antichi bastioni, il cuore antico di Marsala pulsa in Piazza Loggia. In questa suggestiva cornice architettonica svettano maestosi la Cattedrale (dedicata a San Tommaso Becket) e il Palazzo VII Aprile (che ricorda i primi moti rivoluzionari dell’800). Il Cassaro, oggi via XI Maggio, spacca in due il centro. Da un lato il quartiere spagnolo con la storica Porta di Mare, il Santuario dell’Addolorata e la Chiesa del Purgatorio, Piazza San Girolamo e quella del Carmine con il campanile a scala elicoidale. Dall’altro, il quartiere ebraico dove sorge il cinquecentesco Complesso San Pietro a torre cuspidata e, poco distante, il Santuario della Madonna della Cava, patrona della città.Proseguendo lungo la via XI Maggio, tra viuzze e cortili, lo sguardo viene catturato dal settecentesco Palazzo Fici e da Porta Nuova. È questo l’ingresso nell’area archeologica di Capo Boeo, con l’antica strada romana, il decumano maximo, e la chiesa dedicata a San Giovanni Battista edificata sopra la Grotta della Sibilla lilibetana: un suggestivo ipogeo dove tuttora sgorga una sorgente d’acqua dolce, fonte divi ta dei primi abitanti della città.